Odoardo, Venezia, Albrizzi, 1698

 ODOARDO
 
    Drama per musica da rappresentarsi nel teatro di Sant’Angelo l’anno MDCXCVIII, consacrato a sua eccellenza il signor Carlo, conte di Manchester, visconte di Mandevil, barone Montagu di Kinbolton, pari d’Inghilterra, luogotenente del re nella contea di Huntingdon, capitano della guardia reale, gran siniscalco della nobilissima Università di Cantabrigia, eccetera, ed ora ambasciatore straordinario per la sua reale maestà di Guglielmo III, re d’Inghilterra, Scotia, Irlanda, eccetera, eccetera, eccetera, alla serenissima repubblica di Venezia.
    In Venezia, 1698, appresso Girolamo Albrizzi. Si vende dal Nicolini, con licenza de’ superiori e privilegio.
 
 Illustrissimo ed eccellentissimo signore, signor patron colendissimo,
    consacro l’Odoardo a vostra eccellenza, cioè uno de’ più illustri monarchi dell’Inghilterra ad uno de’ suoi più gloriosi ministri. Questa è la prima volta che un re non si arrossisce d’inchinarsi ad un suddito, poicché tra gli avi di vostra eccellenza vi fu talora chi col valore ne stabilì la fortuna; ed ora nella sua persona v’è chi con la presenza ne sostiene la dignità. È ben vero che il ritratto ch’io feci di sì gran principe gli si rassomiglia sì poco che il chiaro intelletto di vostra eccellenza avrà pena a riconoscerlo ne’ miei scritti; ed è ancor vero che, nella chiara cognizione che tengo del suo gran merito, non doveva azardarmi ad un’offerta sì poco proporzionata alla grandezza dell’argomento che ne tratto e del mecenate cui dedico. Ma in questa mia confusione ho almeno quest’avvantaggio che senza qualche ingiustizia non si potrà rimproverarmi la mia elezione e che questo generoso monarca le starebbe a’ piedi con più di gloria, se le forze dell’artefice avessero corrisposto alla maestà del sogetto. Gli storici che ne riferiscono la vita parlan di lui come d’uno de’ più illustri regnanti dell’Inghilterra; ed io vorrei che le lodi dell’esemplare si conformassero alla pittura, non per trarne motivo di vanità ma solo per offerirle qualche cosa meno indegna d’esserle offerta. Tuttavolta, qualunque ella sia, mi pregio di consacrarla a vostra eccellenza in cui, oltre gli splendori della nascita, le prerogative dei titoli ed il carattere della dignità, si uniscono quelle virtù che confondono i beni della fortuna e fanno la vera grandezza. E troppo pubblica e troppo è sicura la di lei gloria, perché qui vi frammischi con la povertà degli elogi i sentimenti della mia divozione; mi basta che l’eccellenza vostra mi perdoni l’audacia dell’elezione, senza che abbia a porla in necessità di rimettermi anche quella d’una lode o contraria alla sua modestia o disuguale al suo merito. Nulla altro aggiungerò, alla fama che lo diffonde, che una profonda ammirazione per l’alte sue qualità ed una sincera ed inviolabil protesta di esser, per tutto il tempo della mia vita, di vostra eccellenza umilissimo, devotissimo ed obbligatissimo servitore.
 
    Apostolo Zeno
 
 ARGOMENTO
 
    L’anno di nostra salute 955, nel regno dell’Inghilterra successe ad ottimi re pessimo tiranno Eduino. Questo, lasciatosi tutto in preda a’ suoi vizi, senza alcun rispetto delle leggi e del cielo, si usurpava le ricchezze de’ più potenti e sacrificava al suo senso l’onestà delle più pudiche matrone. Invaghitosi d’una principessa anche a lui congiunta di sangue, ch’io nel drama chiamai Metilde, procurò con la violenza e con la morte del marito ridurla a’ suoi sfrenati voleri. Queste ed altre sceleraggini mossero i popoli a sdegno sicché, ribellatisi al tiranno, gli mossero guerra e, vintolo, acclamarono per loro re Edgaro di lui fratello, principe di gran virtù e di ottima espettazione. Eduino a sì funesto avviso, conoscendo inutile ogni rimedio, disperato se ne morì, dando la morte a sé stesso, timido di cader nelle mani dell’odiato fratello. Edgaro, a cui m’è parso bene di cangiare il nome in quello di Odoardo per più conformarmi all’orecchio italiano, in intender la nuova della sollevazione, non solo accettò la corona ma con destre maniere fece tutti gli sforzi per acquetarla; e solo dopo la morte di Eduino volle esser dichiarato re ed assumerne con l’insegne il dominio. Riuscì egli poi nel governo tutto diverso dal fratello, riformò le leggi, corresse gli abusi e lasciò di sé stesso buona fama a’ posteri e gran desiderio a’ suoi sudditi. Polydorus Vergilius, Historia anglica, liber 6.
 
 INTERLOCUTORI
 
 EDUINO re d’Inghilterra, amante di Metilde
 ODOARDO suo fratello, amante di Gismonda
 METILDE moglie d’Enrico, amante secreta di Odoardo
 GISMONDA principessa di Wallia, amante di Odoardo
 RICCARDO amante di Gismonda,
 ENRICO marito di Metilde, grandi del regno
 ADOLFO servo di Eduino
 
    La scena è in Londra.
 
 SCENE
 
    Nell’atto primo: stanze di Metilde; cortile di prigioni; sala con trono.
    Nell’atto secondo: prigione; boschetto; deliziosa reale.
    Nell’atto terzo: stanze di Riccardo; loggie reali; luoco magnifico per la coronazione.
 
 BALLI
 
    Di paggi e damigelle, di inglesi.